17/05/2004

Coscienza

Giunto dinanzi a casa, trovò l’uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro,
e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra,
lasciando andare un gran sospirone di contentezza.

Ma quella contentezza durò poco, perché sentí nella stanza qualcuno che fece:
— Crí-crí-crí!
— Chi è che mi chiama? — disse Pinocchio tutto impaurito.
— Sono io! —
Pinocchio si voltò, e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro.
— Dimmi, Grillo, e tu chi sei?
— Io sono il Grillo-parlante, e abito in questa stanza da piú di cent’anni.
— Oggi però questa stanza è mia — disse il burattino — e se vuoi farmi un vero piacere,
  vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
— Io non me ne anderò di qui, — rispose il Grillo — se prima non ti avrò detto una gran verità.
— Dimmela e spicciati.  
— Guai a quei ragazzi che si ribellano ai loro genitori, e che abbandonano capricciosamente la
  casa paterna. Non avranno mai bene in questo mondo; e prima o poi dovranno pentirsene amaramente.
[...]
— Perché ti faccio compassione?
— Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. —

A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt’infuriato e preso di sul banco un martello di legno,
lo scagliò contro il Grillo-parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto nel capo,
tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crí-crí-crí,
e poi rimase lí stecchito e appiccicato alla parete.
 

di Ale at 17:31:23 3 Commenti