13/07/2003
Dal sottobosco di Ronzo
Qua, dondolando su un amaca messicana, con la gamba che ricade al di fuori, ed ad ogni onda mi porta ad accarezzare il pelo del cane con la punta del piede, con gli occhi puntati al denso blu del cielo, osservo i rami dei pini come lunghe braccia spinti dalle continue folate di vento fino a massimo del loro spostamento e il sole che in trasparenza salta al di quà dal di là del tronco. Mi accorgo che tutto quello che ho attorno e tutto quello che ho dentro funziona come questa vecchia altalena: nei momenti di slancio in avanti senti l'aria entrarti nei capelli e nei polmoni e nelle orecchie, ma poi si torna indietro, accompagnati dal rumore della ruggine e da una sensazione di abbandono che ricorda il ricorrente incubo di sprofondare dal letto fino al centro della terra. Poi ricomincia, ti spingi, e più avanti ti spingi più indietro tornerai. Sono consapevole che dopo l'andata c'è il ritorno, che dopo la salita c'è la discesa, che dopo la pioggia viene il sole. Ma non si può prevedere gli eventi, le interruzioni di percorso, gli improvvisi cambiamenti. Ed io che faccio? Scrivo righe sconnesse su un altalena ferma.03/07/2003
Gli insegnamenti etici della matematica
(La matematica insegna) [..] che tra la Verità e ciò che possiamo dimostrare c’è un’enorme differenza. Che c’è un profondo sbilanciamento tra un mondo metafisico pieno di “cose” e la realtà su cui possiamo mettere le mani. Che possiamo conoscere solo una parte limitata del nostro mondo, e che ci sono domande a cui non è possibile rispondere. Che non possiamo sapere cos’è la Verità, ma possiamo conoscerne solo una piccola parte. Ancora, che non ci sono verità assolute, ma che tutto è relativo. Mettersi nei panni degli altri significa mettersi in un mondo diverso con assiomi diversi e vedere come ci si sente [..]
![]() | apperò. Occorreva uno scienziato per farci capire che non siamo altro che numeri... e che la nostra vita si riduce ad una serie euclidea infinita di teorema dimostrazione corollario |
